Pensieri su Arte Fotografia e Vita

Lo scorrere del tempo ci preoccupa: da giovani guardiamo l'orologio con minuti ed ore; invecchiando guardiamo il calendario con giorni e mesi.


pensieri sull'ARTE e la FOTOGRAFIA


La fotografia con le altre arti non rivoluzionano il mondo, ma, attraverso la sua forza evocativa, la potenza creativa e testimoniale, supportate da un linguaggio esteticamente accattivante, inducono alla riflessione, e possono cambiare le coscienze. Possono, altresì, rappresentare una rivoluzione con la loro capacità di parlare un linguaggio tra i più compresi al mondo, rendendole ambasciatrici di pace e strumento di dialogo e comprensione, anche dove questo stenta a partire o ripartire. (GC)

L'Arte è Bellezza, godimento dello spirito per l'artista all'atto della creazione, per lo spettatore al momento della fruizione. (GC)

Difficile fermarsi a guardare.
Abbiamo l'abitudine di pensare, riflettere, più o meno bene, ma noi fotografi, attraverso la traduzione della realtà in icone testimoniamo la lentezza dello sguardo che, attraverso l'emozione insegna a vedere. (GC)


Chi vuol fare sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa (proverbio africano)

L’arte rende tangibile la materia di cui sono fatti i sogni. (Anonimo)

Arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce avere un significato. (Anonimo)

Lascia che ti chieda una cosa: che cosa non è arte? (Anonimo)

L’arte non esige dagli artisti talento, ma opere. (Anonimo)

Senza l’arte avremmo bisogno di troppe spiegazioni. (Anonimo)

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale. (Marcel Proust)

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima. (George Bernard Shaw)

Senza arte, la crudezza della realtà renderebbe il mondo insopportabile. (George Bernard Shaw)

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe. (Albert Camus)

L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.
(Pablo Picasso)

Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse. (Pablo Picasso)

L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno. (Pablo Picasso)

Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce. (Pablo Picasso)

Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole. (Pablo Picasso)

L’arte è una menzogna che ci consente di riconoscere la verità. (Pablo Picasso)

Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista. (Pablo Picasso)

L’arte astratta non esiste. Devi sempre cominciare con qualcosa. Dopo puoi rimuovere tutte le tracce della realtà. (Pablo Picasso)

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento. (Thomas Merton)

La vita abbatte e schiaccia l’anima e l’arte ti ricorda che ne hai una. (Stella Adler)

Il tocco supremo dell’artista, sapere quando fermarsi. (Arthur Conan Doyle)

L’artista dopo che ha lavorato deve sentirsi stanco, eccitato, qualche volta felice e quasi sempre insoddisfatto. (Giacomo Balla)

La dignità dell’artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo. (Gilbert Keith Chesterton)

L’arte è l’unica cosa seria al mondo. E l’artista è l’unica persona che non è mai seria. (Oscar Wilde)

Ciò che l’arte tenta di distruggere è la monotonia del tipo, la schiavitù della moda, la tirannia delle abitudini, e l’abbassamento dell’uomo al livello della macchina. (Oscar Wilde)

Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può Vivere. (Oscar Wilde)

Nessun grande artista vede mai le cose come veramente sono. Altrimenti non sarebbe più un artista. (Oscar Wilde)

Esistono due modi per non apprezzare l’Arte.
Il primo consiste nel non apprezzarla. Il secondo nell’apprezzarla con razionalità. (Oscar Wilde)

La natura imita ciò che l’opera d’arte le propone. Avete notato come, da qualche tempo, la natura si è messa a somigliare ai paesaggi di Corot? (Oscar Wilde)

La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita. (Oscar Wilde)

L’arte non deve mai tentare di farsi popolare. Il pubblico deve cercare di diventare artistico. (Oscar Wilde)

Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte. (Oscar Wilde)

Quando i banchieri si riuniscono per cena, discutono di arte. Quando gli artisti si riuniscono per cena, discutono di denaro. (Oscar Wilde)

Nell’arte le buone intenzioni non hanno il minimo valore. (Oscar Wilde)

Tutta la cattiva arte è il risultato di buone intenzioni. (Oscar Wilde)

Nessuna opera d’arte avanza opinioni. Le opinioni appartengono a persone che non sono artisti. (Oscar Wilde)

Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno. (Vincent Van Gogh)

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista. (San Francesco d’Assisi)

Arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme. (John Ruskin)

Nessuno può spiegare come le note di una melodia di Mozart, o le pieghe di un panneggio di Tiziano, producano i loro effetti essenziali. Se non lo senti, nessuno può fartelo sentire col ragionamento. (John Ruskin)

L’arte è una collaborazione tra l’uomo e Dio, e meno l’uomo fa, meglio è. (André Gide)

Le più belle opere degli uomini sono ostinatamente dolorose. (André Gide)

La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall’inquietudine, tende alla serenità. (André Gide)

Un bravo artista è destinato ad essere infelice nella vita: ogni volta che ha fame e apre il suo sacco, vi trova dentro solo perle. (Hermann Hesse)

Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio. (Hermann Hesse)

Ogni artista intinge il pennello nella sua anima, e dipinge la sua stessa natura nelle sue immagini. (Henry Ward Beecher)

Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini. Tale è il dovere dell’artista. (Robert Schumann)

Per me l’arte viene prima della democrazia. (Alfred Hitchcock)

L’arte è in incidente dal quale non si esce mai illesi. (Leo Longanesi)

L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati. (Leo Longanesi)

La scienza è ciò che comprendiamo abbastanza bene da spiegarla a un computer. L’arte è tutto quanto il resto. (Donald Knuth)

L’arte è o plagio o rivoluzione. (Paul Gauguin)

Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno. (Gustave Flaubert)

Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte. (Gustave Flaubert)

La vita è così orribile che la si può sopportare soltanto fuggendola. E lo si fa vivendo nell’arte. (Gustave Flaubert)

L’autore nella sua opera dovrebbe essere come Dio nell’universo, presente ovunque e visibile da nessuna parte. (Gustave Flaubert)

L’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo. (Banksy)

Tutti gli artisti son disposti a soffrire per la propria arte. Ma perché così pochi artisti sono disposti a imparare a disegnare? (Banksy)

Il compito attuale dell’arte è di introdurre caos nell’ordine. (Theodor Adorno)

L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità. (Theodor Adorno)

Dovete avere il Caos in voi per partorire una stella danzante. (Friedrich Nietzsche)

L’oggetto dell’arte non è riprodurre la realtà, ma creare una realtà della stessa intensità. (Alberto Giacometti)

Le arti sono le foreste pluviali della società. Producono l’ossigeno della libertà, e sono il primo sistema d’allarme a scattare quando la libertà è in pericolo. (June Wayne)

Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno. (Antonin Artaud)

Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore. (Marcel Proust)

“Il vero viaggio dello scoprire non consiste nel vedere paesaggi nuovi ma nell’avere nuovi occhi”. (Marcel Proust)

Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo, dell’essersi spinti, in un’esperienza, fino al limite estremo oltre il quale nessuno può andare. (Rainer Maria Rilke)

Le opere d’arte sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica. (Rainer Maria Rilke)

Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono o la gente penserebbe che sono stupidi. (Jules Feiffer)

Per lavorare, per creare serenamente un’opera, una grande opera, bisognerebbe non vedere nessuno, non interessarsi a nessuno, non amare nessuno, ma allora per quale ragione fare un’opera? (Georges Duhamel)

Il progresso di un artista è un continuo sacrificio di sé, una continua estinzione della personalità. (Thomas Stearns Eliot)

Tutta la grande arte nasce da un senso di indignazione. (Glenn Close)

Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa. (Giorgio Gaber)

Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma. (Karl Kraus)

Arte è ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo è. (Karl Kraus)

Lo scienziato non porta niente di nuovo. Inventa soltanto ciò che serve. L’artista scopre ciò che non serve. Porta il nuovo. (Karl Kraus)

Benché si legga con la mente, la sede del piacere artistico è tra le scapole; è quel piccolo brivido che sentiamo là dietro. (Vladimir Nabokov)

Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica. (Giorgio De Chirico)

I capolavori non sono fatti per sbalordire. Sono fatti per persuadere, per convincere, per entrare in noi attraverso i pori. (Jean Auguste Dominique Ingres)

Chi ha arte o scienza quegli ha anche religione;
Chi non ha arte o scienza quegli abbia religione. (Johann Wolfgang von Goethe)

Non vi è alcun metodo più sicuro per evadere dal mondo che seguendo l’arte, e nessun metodo più sicuro di unirsi al mondo che tramite l’arte. (Johann Wolfgang von Goethe)

La natura agisce secondo leggi che si è prescritta d’accordo col Creatore, l’arte secondi leggi sulle quali si è messa d’accordo con il Genio. (Johann Wolfgang von Goethe)

Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità. (Daniel Barenboim)

Quando un’opera d’arte sembra in anticipo sul suo tempo, è vero invece che il tempo è in ritardo rispetto all’opera. (Jean Cocteau)

Un artista non può parlare della sua arte più di quanto una pianta possa discutere di orticoltura. (Jean Cocteau)

Non è vero che gli artisti debbano esprimere il contenuto di un’epoca, essi devono dare a un’epoca un contenuto. (Konrad Fiedler)

Uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare. (Walter Benjamin)

L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita. (Henry Miller)

Con un’opera d’arte bisogna avere il comportamento che si ha con un gran signore: mettervisi di fronte e aspettare che ci dica qualcosa. (Arthur Schopenhauer)

Si può conquistare il mondo non solo come capitano, sottomettendolo, ma anche come filosofo, penetrandolo, e come artista, accogliendolo in sé e rigenerandolo. (Christian Friedrich Hebbel)

Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui – per qualche ragione – pensa sia una buona idea darle. (Andy Warhol)

I glutei sono la parte più esteticamente gradevole del corpo perché non sono funzionali. Anche se nascondono un orifizio essenziale, queste inutili rotondità sono, tra le forme umane, le più vicine a quella che è l’astrazione dell’arte. (Kenneth Tynan)

L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri. (Edgar Degas)

Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso. (Edgar Degas)

I tre criteri di un’opera d’arte: armonia, intensità, continuità. (Arthur Schnitzler)

La realtà produce una parte dell’arte, il sentimento la completa. (Jean-Baptiste Camille Corot)

L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante. (Umberto Eco)

La buona arte è quella che ti lascia entrare da tante angolazioni diverse e uscire con tante prospettive diverse. (Mary Schmich)

Farci sentire piccoli nel modo giusto è una funzione dell’arte; gli uomini possono farci sentire piccoli solo nel modo sbagliato. (Edward Morgan Forster)

La più bella esperienza che possiamo avere è il mistero – l’emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza. (Albert Einstein)

Se è arte non può essere popolare e se è popolare non può essere arte. (Arnold Schönberg)

Arte consiste di limitazione. La parte più bella di ogni quadro è la cornice. (Gilbert Keith Chesterton)

Il temperamento artistico è una malattia che affligge i dilettanti. (Gilbert Keith Chesterton)

Alla domanda: “Che cos’è l’arte?” Si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l’arte è ciò che tutti sanno che cosa (Benedetto Croce)

L’arte non ha bisogno di alcuna risposta. E’ una domanda che vuole restare tale. (Claudio Parmiggiani)

C’è soltanto una cosa che vale nell’opera d’arte ed è quella che non si riesce a spiegare. (Georges Braque)

L’arte sconvolge, la scienza rassicura. (Georges Braque)

La Natura è rivelazione di Dio; l’Arte, rivelazione dell’uomo. (Henry Wadsworth Longfellow)

La grande arte riprende da dove finisce la natura. (Marc Chagall)

La natura è una casa stregata, l’arte è una casa che cerca di essere stregata. (Emily Dickinson).

L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo. (Vladimir Majakovskij)

Che cosa è l’arte? Ciò per cui le forme diventano stile. (André Malraux)

Chi dice che non si può vedere un pensiero semplicemente non conosce l’arte. (Wynetka Ann Reynolds)

Perché è bella l’arte? Perché è inutile. Perché è brutta la vita? Perché è tutta fini e propositi e intenzioni. (Fernando Pessoa)

Quando il criterio dell’arte era la solida costruzione, l’attenta osservanza delle regole – pochi potevano tentare di essere artisti, e la maggior parte di costoro sono molto buoni. Ma quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti. (Fernando Pessoa)

La sincerità è un grande ostacolo che l’artista deve vincere. (Fernando Pessoa)

L’arte e la religione sono, dopo tutto, due strade attraverso le quali gli uomini fuggono dalla realtà concreta nel desiderio dell’estasi. (Clive Bell)

La cultura è la regola; l’arte è l’eccezione. (Jean-Luc Godard)

Nel mondo dell’arte c’è una guerra sola: quella tra Circe e Orfeo. Tra Circe che trasforma gli uomini in bestie e Orfeo che trasforma i bruti in uomini. (Giovanni Papini)

L’arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo. (Filippo Tommaso Marinetti)

L’arte è una attività umana che possiede come propri scopi la trasmissione alle altre persone dei più alti e migliori sentimenti al quale l’uomo sia mai arrivato. (Lev Tolstoj)

Scopo di ogni artista è arrestare il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo ma in tal modo che cent’anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi, perché è vita. (William Faulkner)

Spesso siamo colpiti dal contrasto abissale fra la bellezza dell’opera d’arte e la vita disordinata, a volte meschina del suo artefice. Wagner, con le sue opere ci comunica sentimenti sublimi, mentre nella sua vita privata era disordinato e avido. Villon e Marlowe erano degli asociali, Michelangelo era cupo, avaro, collerico, quasi intrattabile. Perché dobbiamo allora valutare moralmente la persona che sta dietro il ruolo che svolge, al di fuori delle oggettivazioni in cui si è realizzata? Non ci basta il risultato del suo impegno, non ci basta la perfezione del suo lavoro? (Francesco Alberoni)

Perché un’opera sia veramente bella, bisogna che l’autore vi dimentichi sé stesso, e mi permetta di dimenticarlo. (François de Salignac de La Mothe-Fénelon)

La critica è la vendetta dell’intellettuale sull’arte. (Susan Sontag)

La cosa che sente più stupidaggini al mondo è probabilmente un quadro di museo. (Edmond e Jules de Goncourt)

L’arte viene prodotta dal privo di talento e venduta dal privo di scrupoli al perplesso. (Al Capp)

La pubblicità è l’unica forma d’arte che l’America ha inventato e sviluppato. (Gore Vidal)

L’arte, come la teologia, è una frode ben confezionata. (Philip Kindred Dick)

Ciò che fa il successo di un bel po’ di opere è il rapporto accertato tra la mediocrità delle idee dell’autore e la mediocrità delle idee del pubblico. (Sebastien-Roch Nicolas de Chamfort)

Se si vende, è arte. (Frank Lloyd)

Artista. Un uomo che non prostituirà mai la sua arte, eccetto che per denaro. (Henri Meyers)

Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo ma non un valore. (Ernst Jünger)

L’arte sono tutte le opere d’arte, pubblicate nei libri di storia dell’arte. (Achille Bonito Oliva)

Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza. (Arthur Rimbaud)

Ma in defi­ni­tiva io non credo alla fun­zione crea­trice dell’artista. È un uomo come tutti gli altri, che fa certe cose, ma anche il busi­ness­man, ad esem­pio, fa certe cose. (Marcel Duchamp)

Io mi definisco “anar­ti­sta” invece di arti­sta, o meglio ancora, “respi­ra­tore”. La mia atti­vità con­si­ste, sem­pli­ce­mente, nel vivere. (Marcel Duchamp)

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente. (Ludwig Wittgenstein)

Se la mia affittcamere dice che un quadro è grazioso e io dico che è orrendo, non ci contraddiciamo. (Ludwig Wittgenstein)

L’uomo deve rendersi conto che occupa nel creato uno spazio infinitamente piccolo e che nessuna delle sue invenzioni estetiche può competere con un minerale, un insetto o un fiore. Un uccello, uno scarabeo o una farfalla meritano la stessa fervida attenzione di un quadro di Tiziano o del Tintoretto, ma noi abbiamo dimenticato come guardare. (Claude Lévi-Strauss)

L’arte moderna è ciò che accade quando i pittori smettono di guardare alle ragazze e si persuadono di avere un’idea migliore. (John Ciardi)

L’arte moderna si chiama così perché non ha nessuna probabilità di diventare antica. (Nikita Chrušcëv)

I capolavori oggi hanno i minuti contati. (Ennio Flaiano)

Un’arista che vuole avere successo non è più un’artista. E’ una persona che vuole avere successo. (Piero Fornasetti)

Più frequentiamo le mostre d’arte moderna, più tutto sembra assomigliare a un’opera d’arte, compresi la sedia dell’addetto alla sorveglianza e l’estintore. (Brian Sewell)

L’unico modo di valutare autenticamente un’opera d’arte è vedere se essa stimola davvero una revisione del nostro modo di essere al mondo. (Gianni Vattimo)

L’arte è uno di quei pochi territori dove è ancora possibile cercare delle verità. (Wolf Vostell)

Ho pensato che l’argilla deve sentirsi felice nelle mani del vasaio. (Janet Fitch)

Nessuno può aggiungere niente a un albero, a un fiore. Così una vera opera d’arte. (Christian Friedrich Hebbel)

"Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene" (Ansel ADAMS)

“Ciò che è più soddisfacente per un fotografo non è il riconoscimento o il successo. E’ la comunicazione: ciò che dici può insegnare qualcosa ad altri, può essere di una certa importanza… il compito del fotografo non è di analizzare ogni umano evento. Non siamo dei pubblicitari. Siamo testimoni del transitorio”. (Henry CARTIER BRESSON)

“Nella fotografia le cose più piccole possono diventare un grande soggetto, un insignificante dettaglio umano può diventare un leitmotiv. Noi vediamo e facciamo vedere come testimoni al mondo intorno a noi; l’evento, nella sua naturale attività, genera un organico ritmo di forme”. (Henry CARTIER BRESSON)

“Per significare il mondo, è necessario sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino. [...] Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. E’ mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. E’ un modo di vivere”. (Henry CARTIER BRESSON)

“La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’attimo che, in termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico. E’ attraverso un’economia di mezzi e soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva”. (Henry CARTIER BRESSON)

“Fotografare è trattenere il respiro… ed il fotografo, al pari di un arciere, deve dimenticare tutto, anche se stesso, per concentrarsi sull’obiettivo. Senza preoccuparsi dell’accuratezza, lascia che questa sorga come risultato dell’imporsi intuitivo di una forma perfetta; lo scatto, così come il tiro con l’arco, scioglie una tensione spirituale e “cogliere un’immagine diventa una gioia fisica e intellettuale”. (Henry CARTIER BRESSON)

“Noi fotografi abbiamo a che fare con cose che svaniscono continuamente e che, una volta svanite, nulla al mondo potrà mai far tornare. Non possiamo sviluppare e stampare un ricordo”.

“E’ così difficile guardare. Abbiamo l’abitudine di pensare, riflettere sempre, più o meno bene; ma non si insegna alla gente a vedere.” (Henry CARTIER BRESSON)

"Della fotografia nn c'è nulla da dire: bisogna solo guardare" (Henry CARTIER BRESSON)

 "Quel che conta non è la fotografia, è il fotografare" (Henry CARTIER BRESSON)

“Un fotografo capace e temerario deve uscire nel mondo, lavorare e sbagliare.” (Sam ABELL)

“Se un uomo è gentile con uno straniero, mostra d’essere cittadino del mondo, e il cuor suo non è un’isola, staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce” (Sir Francis BACON)

“Sono attratto soprattutto dalla bellezza, dall’umanità, dal lato positivo. Non amo immergermi nelle dimensioni sordide. Preferisco afferrare un’ombra fugace su un bel colore che fotografare una scena di guerra. Rifiuto l’estetica della follia o dell’orrore.” (Bruno BARBEY)

"Le città sono fatte di uomini e dei loro monumenti, queste due entità coesistono tra grandezza e povertà, forza e malinconia, il nostro compito è mostrare come". (Bruno BARBEY)

In Italia, in poco più di trent’anni di ricostruzione dalle macerie della guerra, si era compiuta la cementificazione dell’intero territorio, dalle coste alle località montane, sino all’esplosione delle periferie urbane. E il paesaggio naturale, devastato da un’antropizzazione selvaggia e da uno sviluppo incontrollato, era rimasto percepibile solo come una riserva protetta, come un luogo di consumo turistico, simile a un parco di divertimenti o a tema. La strategia del turismo era diventata l’unico strumento progettuale utilizzato, senza dubbio anche perché quello economicamente più significativo, ma era stata corresponsabile delle piccole e grandi modificazioni territoriali che avevano alterato in modo definitivo un’idea di paesaggio e con lei la forma dei luoghi e l’ambiente naturale. Tutto questo si è reso per la prima volta davvero evidente alla fine degli anni settanta, come se prima la questione dello spazio fisico e del territorio fosse stata offuscata dal flusso degli eventi e delle correlate spinte sociali, a tratti drammatiche. Così, la coscienza di quel processo di crisi e del suo stato di quasi irreversibilità è stato alla base di un dibattito politico e culturale che ha restituito centralità al paesaggio e ha impegnato progressivamente sempre più soggetti. Un dibattito incentivato soprattutto dal lavoro svolto dai movimenti ecologisti nei luoghi a rischio e, su un altro piano, anche dagli artisti impegnati nella Land Art, ormai penetrata in Europa come pratica artistica legittimata. Questo impegno, sempre più diffuso a livello internazionale, specialmente in paesi come l’Italia dove la società post-industriale aveva lasciato i suoi segni, ha coinvolto a pieno titolo anche la fotografia. Ciò che da tempo mi pongo come obiettivo, è riuscire ad avere uno sguardo liberato da moralismi, da ideologie, dall’incubo latente del pregiudizio. Forse così può nascere e svilupparsi la possibilità di leggere una nuova “bellezza”, che non esclude ma convive con la mediocrità. Non è quindi il giudizio estetico che deve essere chiamato in causa. C’è semmai lo sforzo di afferrare una nuova realtà fisica la cui immagine sembra perennemente sfuggire allo sguardo. Se, come sostiene Groddeck nel Libro dell’ es, l’identità e gli aspetti psicologici sono leggibili nei caratteri somatici e nei comportamenti delle persone, possiamo tentare, con uno sforzo immaginativo, di estendere il concetto anche alle città e ai luoghi più in generale: forse allora l’ atto del fotografare, inteso come lettura dei caratteri, ci aiuterà a capire la forma semplice o complessa dei luoghi, a coglierne analogie o differenze fino a illuderci di poter possedere e manipolare il reale attraverso la sua immagine e di poter impossessarci così, virtualmente, dello spazio. (Gabriele BASILICO)

Per riuscire a realizzare una buona fotografia, forse si può lavorare anche sei mesi, un anno, così come, forse, in un giorno se ne possono fare due molto buone. Quando scatti una foto ti vengono in aiuto tante cose: l’esperienza, la cultura, l’attenzione, l’amore, la passione, la pietà che si prova o l’innamoramento di cui si è già stati preda in quel momento per quella cosa che si sta fotografando. Poi segue un secondo momento, che è il momento della scelta, quando si decide di scegliere tra le varie foto già scattate in un’occasione o in un anno o in un giorno. Il fotografo ne sceglie una. Dice a sé stesso: “Questa è quella giusta. Mi rappresenta, e rappresenta quello che ho visto”. Dopodiché quella foto può diventare qualcosa in grado di testimoniare, di documentare… ciò che sarà utile per raccontare un tempo quello che fu. (Letizia BATTAGLIA)

“Le opportunità ci sono sempre. Tutti le usiamo. L’unica differenza è che un fotografo mediocre si imbatte in un’opportunità una volta su cento, mentre un buon fotografo vi si imbatte continuamente”. (BRASSAI - Gyula Halasz)

“Tutto quello che hai come intelligenza, immaginazione e conoscenze di base lo usi per creare queste immagini. Certamente hai la macchina fotografica e la macchina fotografica possiede limitazioni e ostacoli – bisogna cercare un posto per fotografare, cosa fotografare ecc. Ma alle volte ti ritrovi in una situazione particolare, dove le cose avvengono intorno a te e ti senti in uno stato di perfetta felicità. Quel che ti resta da fare, allora, è solo inquadrare questo momento”. (Karl DE KEYZER)

“… E poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l’amore, molto semplicemente… La delusione: è il primo elemento del viaggio. Bisogna aspettarsela questa delusione, arriva da un momento all’altro, passando per l’euforia, l’entusiasmo, le luci dell’inizio, l’aeroporto e poi, eccola qui, arriva; ci sentiamo delusi. E allora? Come sempre, quando si arriva in basso, non si può che risalire. Si risale molto lentamente e poi il viaggio comincia davvero: ecco le cose che non avevamo visto e le foto si animano. E si comincia a riprendere vita. Le luci non ci sembrano male, la gente, i suoni, i gesti … È un viaggio. Ancora una volta il viaggio forse è solo un nome. Si tratta di un paesaggio che ci corre accanto mentre noi restiamo fermi, oppure il contrario? Mi sono imbattuto su una frase di Barthes che mi ha illuminato: diceva che sotto un’immagine ci può essere un testo ad azione ritardata oppure un testo di ancoraggio… A un giovane fotografo direi di fotografare tutto, di avere la coscienza e il coraggio di fotografare la sua vita. È una cosa violenta perché lo si accuserà di occuparsi di se stesso ma io credo che, quando si parla di sé, si parli anche degli altri. Bisogna che tutto, però, sia basato su una necessità, ma evidentemente, fotografando gli altri, ci si fotografa e le persone che pretendono di non parlare mai di se stesse, in verità ne parlano. Direi che esiste un elogio del viaggio o, al contrario, una delusione. Si tratta di ritrovare se stessi. Il viaggio, è una terra impossibile.” (Raymond DEPARDON)

“Alcune ottime cose nascono dall’ozio e dalla meditazione. La fotografia è il risultato di un ozio e di una meditazione intensi che finiscono con il produrre una bella immagine in bianco e nero, ben fissata e risciacquata in modo da non sbiadire troppo presto”. (Elliott ERWITT)

“L’atto in sé dello scattare fotografie consiste in una frazione di secondo, ma si tratta in realtà solo dell’inizio di un lungo viaggio – le conseguenze di questa decisione si sviluppano nel tempo in un modo che il fotografo può anticipare ma che diventano parte della Storia.” (Stuart FRANKLIN)

Il testo qui pubblicato è tratto da un’intervista di Ando Gilardi trovata su internet, che ripropongo volentieri per le idee e i concetti espressi sulla validità della fotografia artistica e digitale, fortemente condivisi, con alcune mie integrazioni.

……. Lo scopo finale dell’evoluzione tecnica, nella produzione di immagini, è sempre stato quello di automatizzare completamente quattro fasi necessarie alla realizzazione di prodotti fotografici:
1. progettazione (disegno), 2. trasporto, 3. incisione, 4. stampa della matrice; la fotografia per prima ha automatizzato tutte e quattro.

Come deve essere letta la rivoluzione digitale, nella produzione di immagini?

Per rispondere a questa domanda non esiste ancora la terminologia esatta necessaria, cioè le parole che riassumano il concetto appropriato. Non è una novità, questa mancanza di nuova terminologia nel parlare di Arte rivoluzionaria è la regola, la vera arte da sempre precorre i tempi, è propositiva di nuove regole in una società che cerca le proprie sicurezze nella tradizione: le nuove parole, quindi, vengono dopo la nuova produzione di nuove opere. Per cui, facendo appello alle nostre attuali conoscenze linguistiche, potremo rispondere che, nella fabbricazione di una immagine digitale la progettazione, cioè il disegno, diventa un fatto mentale: una “immaginazione” appunto. Poi segue ma anche precede la scelta di un oggetto-soggetto nel quale si “incarni” l’idea immaginata. Nel nostro caso l’oggetto-soggetto è un’opera d’arte prelevata dalla storia antica o recente : pittura, scultura, fotografia, incisione … eccetera. Segue il prelievo dall’opera scelta che può essere eseguito con lo scanner o con l’apparecchio fotografico digitale. Il trasporto del “file” in cui si è trasformata l’opera prelevata, che volendo possiamo chiamare disegno numerico, avviene attraverso il computer sul video dove appare la forma, la “riproduzione fedele” di tipo fotografico tradizionale, dell’oggetto-soggetto prescelto. Questa immagine video può essere fedelmente o “infedelmente” stampata con le stampanti a getto di inchiostro sopra supporti di varia natura, dalla carta alla tela. Potremmo dunque con molta buona volontà (e… rassegnazione semantica in attesa della nuova terminologia) considerare l’immagine-video come una “matrice” variabile all’infinito: nei colori, nelle dimensioni, nelle contaminazioni possibili con altre matrici-video con le quali può combinarsi. Quello che però conta è che il procedimento digitale è infinitamente (in senso proprio) più veloce, comodo, economico di quello della produzione analogica. Il che la rende una rivoluzione realmente epocale.

Questa “rivoluzione”, abbasserà il livello di specializzazione o di naturale predisposizione necessario all’artista per realizzare le sue opere, e quindi si tratterà di una sorta di “automazione” dell’Arte?

Il livello di specializzazione del nuovo artista digitale sarà la funzione di tre variabili: 1. la sua conoscenza delle possibilità tecniche del nuovo procedimento, ovvero delle numerosissime possibilità del mezzo; 2. la sua creatività, ovvero la sua libera fantasia, ovvero la sua intelligenza; 3. la sua cultura visiva, ovvero la sua concreta conoscenza della storia dell’arte cioè delle opere e degli artisti. In poche parole: un artista dotato di molta fantasia creativa potrà realizzare buone opere digitali anche con i soli “rudimenti” del mezzo, e in questo senso si può parlare di “democratizzazione” ma sarà comunque, sempre indispensabile una buona cultura visiva, cioè una conoscenza della produzione artistica antica e moderna per realizzare un’opera d’arte con la A maiuscola, ossia che sia in grado di far emozionare chi la osserverà. L’Arte nasce dall’Arte che resta il “mezzo” mentale, depositato nella memoria, della creazione del nuovo. L’artista, il creativo in genere, assistito dal computer e quindi dai programmi chiamati riduttivamente “di ritocco” come “Photoshop”, e dagli apparecchi fotografici digitali, è più libero o meno libero nelle sue espressioni? E’ infinitissimamente più libero dell’artista fotografo analogico. La fotografia artistica diciamo tradizionale oggi esce dal medioevo della istantanea: oggi va stretta come non mai, come una camicia di forza ai fotografi artisti che cercano disperatamente di recuperare una sia pur modesta libertà di movimento riutilizzando “esteticamente” gli stessi errori fotografici (il mosso, lo sfocato, la sovra e sotto esposizione, le sovrapposizioni, le pellicole nate per altri usi, eccetera) come “effetti” artistici, come scelte creative personali. Molti fotografi artisti sono intelligenti e bravi, e compiono sforzi ammirevoli per uscire all’umiliazione cui sono costretti dalle povere possibilità del mezzo analogico, tanto più povere dopo i salti verso la libertà completa vecchie regole compiute dalle altre arti: pittura, musica, poesia, scultura, eccetera. Tutti gli artisti del passato, pittori, scultori, fotografi o altro, hanno tratto ispirazione, e materia prima, dalle opere dei colleghi che li hanno preceduti.

L’evoluzione dei modi che hanno gli artisti di rappresentare la realtà che ci circonda deriva solo dai cambiamenti strettamente tecnici dei sistemi di fabbricazione delle immagini o anche dall’accumulo di questo enorme millenario giacimento-serbatoio culturale?

E’ un rapporto dialettico: il grande pittore “copista” più o meno infedele (Rubens da Tiziano, Picasso da Manet) aggiunge di proprio all’originale le sue nuove esperienze e invenzioni tecniche nuove. E’ questa evoluzione la prima sostanza dei progressi dell’Arte. Poi a questo si aggiunge l’evoluzione dei materiali pittorici, specialmente i colori e i supporti: all’olio si aggiungono gli acrilici, le tempere, gli acquarelli, gli inchiostri a colori, gli smalti, eccetera eccetera. E alla tela di lino si aggiunge quella di iuta, le carte di vario tipo, i legni massello o compensati, il vetro, eccetera. La fotografia, soprattutto usata come mezzo per fare arte, è un “procedimento”, in evoluzione. La sua vicenda è di 170 anni, l’annuncio della scoperta fu dato nel gennaio del 1839. Abbiamo il primo periodo “paleolitico” dei dagherrotipi durato meno di una ventina d’anni; al quale è seguito il periodo “preistorico” delle talbotipie, calotipie e delle immagini nate negative e poi stampate a contatto in positivo sempre su carta, che hanno sicuramente un grande pregio artistico come lo possono avere le antiche incisioni xilografiche. E’ seguito il periodo storico delle varie collotipie e ambrotipie del fototipo negativo su vetro, stampato su carta sensibile sottile e ancora a contatto, seguito dal periodo della fotografia “istantanea” su “pellicole” stampate a contatto e presto ingrandite, periodo che considero il “medioevo” fotografico nel senso deteriore della parola. La presa negativa si otteneva con una “posa” di meno di un 15° di secondo e richiedeva dunque un tempo lavoro insignificante, come pure la stampa in positivo. Questo rappresentò un grande vantaggio per l’impiego della fotografia in molte applicazioni (documentazione, informazione, scienza, sport, eccetera) ma non un progresso nella produzione di immagini che potessero considerarsi veramente opere d’arte. Infatti la società, la nostra cultura, non le ha mai ammesse seriamente come tali: nell’immensità del Louvre non si trova appesa ai muri una sola istantanea. Il medioevo fotografico dura fino ai nostri giorni e sta tramontando con l’avvento della immagine digitale. Sottolineo che io parlo sempre di immagini nate e proposte come opere d’arte, diciamo per meglio capirci da appendere al muro in cornice. Ora queste nuove opere digitali, ma è una scelta per restare nella tradizione, possono nascere ancora come sempre dall’Arte storica, cioè “copiate” più o meno infedelmente dall’immenso repertorio delle immagini di ogni genere, pittura, scultura, incisione; e anche dalle “istantanee” sublimando come dalle sinopie nell’affresco la loro poverissima qualità artistica. Si compie in questo modo un salto epocale dal “medioevo” alla nuova e vera Arte Fotografica.

L’artista può applicare nella copia infedele digitale le sue proprie stesse capacità di sintesi e quindi avere le stesse possibilità di spaziare tra astrattismo e realismo, che potrebbe avere utilizzando i sistemi di copia “manuale”?

Certamente, anzi la sua, chiamiamola, libertà infedele non ha e soprattutto non avrà limiti con i progressi informatici. Una prima libertà più importante è quella del formato possibile: la stampa dell’opera digitale può essere di molti metri quadrati, e anche su tela, dimensioni prima possibili solo con l’affresco. Il passaggio dal figurativo dell’”originale” infedelmente copiato all’astratto della nuova opera digitale e in infinite varianti sarà “mostruosamente” variabile. Questo comporta anche in superamento senza ritorno dell’arte della serigrafia, con conseguenze assai gravi per questa industria. Ma temo e spero insieme che si avranno conseguenze sul mercato dell’arte del Novecento, dal cubismo all’astrattismo, da Picasso a Kandiski. L’astrattismo digitale su tela ad alto livello, indiscutibilmente “bello”, si potrà prelevare anche dal disegno di un bambino, una volta che sia stato trasformato in pura informazione matematica. Qui parlo sempre di arte nata dall’arte per il gusto di restare nella millenaria tradizione storica. Secondo me, in questa tradizione, un vero nuovo e antico artista insieme preferirà copiare un tramonto, o una bottiglia, dipinte da una grande Maestro, che non un tramonto o una bottiglie veri. Del resto sempre di copiare si tratta. (Ando GILARDI)

“Devi avere la passione, altrimenti non puoi realizzare buone foto…… Ho la passione per la fotografia e sento di non avere altra scelta. Puoi scegliere se seguire questa strada o meno; ma per me, ovunque vada nel mondo, ci vado proprio per scattare fotografie”. (Bruce GILDEN)

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.“

“Il mondo di oggi ha bisogno di persone che abbiano amore e lottino per la vita, almeno con la stessa intensità con cui altri si battono per la distruzione e la morte”. (Mahatma GANDHI)

La monotonia non è che il sentimento deluso di chi si aspetta sempre nuovi illusionismi, come se occorresse essere sedotti anche per fare un solo passo. Ma solo di qui può nascere la strana idea che ci sia “qualcosa da vedere”, come una qualità assoluta dei luoghi, quotata da un listino di valori. Mentre in realtà non cè mai niente da vedere, ci sono solo cose che ci capita di vedere con maggiore o minore trasporto, indipendentemente dalla loror qualità. Un lutto attenua tutti i colori d’un paesaggio, e un innamoramento li ravviva. Forse adesso cominciamo a riconoscere questo teatrino dal lunghissimo proscenio, chiuso solo dalla tenda del cielo, questo magazzino delle forme d’arte e dell’illusione che è un paesaggio italiano. Ghirri cerca di aderire al modo in cui le cose prevedono di essere guardate, ma questo modo appartiene in qualche maniera alle abitudini degli abitanti del luogo. Dice che non gl’interessa certo smascherare l’ovvietà, quanto piuttosto trovare comuni elementi affettivi. Del resto – aggiunge Celati – il mondo osservato non è quello che appare attraverso il punto di vista di un individuo singolo. E’ quello che, prima di lui, è già comune alle varie osservazioni e rappresentazioni, perchè appartiene ad una forma di vita. Come fa un fotografo a compiere tutti questi artifici? Ghirri risponde che, come chi scrive non può affidarsi che alle parole e alle frasi, così un fotografo non può che affidarsi al modo d’inquadrare le cose. Ma come prevedono d’essere inquadrate le cose in paesaggi non architettati per guidare gli sguardi, come alle foci del Po? Ghirri risponde che anche lì ci sono modi di guardare largamente previsti. Ad esempio dagli argini, dall’apertura delle valli, o lungitudinalmente attraverso i campi coltivati (intersecarsi di linee dritte e curve di palazzi o di colline). Ma prima di tutto bisogna trovare punti di sguardo che siano comprensibili ad altri. Bisogna rinunciare ad un punto di vista proprio, altrimenti si spia e non si guarda. (Per comunicare le sensazioni e gli stati d’animo provati, bisogna mediare tra il proprio punto di vista e quello di chi osserverà le foto) La fotografia è innaturale per questo, tradizionalmente. Ma lavorando all’inquadratura, si può arrivare a certe approssimazioni, che richiamino una visione comune ed uno sguardo spontaneo. Tutto quello che vedi, vive solo nell’inquadratura. Anche il mare, come posso fotografarlo se non mettendolo in cornice come un quadro? Se vuoi, è come una finestra da cui guardi il mondo, e tu sei come un bambino che deve fare un tema scrivendo quello che ha visto. Quello del fotografo è un mestiere difficile. Spesso si è sviati dalle esigenze di mercato, dalla frenesia e dalla superficialità dei media che cercano sempre di stupire senza dare l’opportunità di riflettere, di approfondire. La fotografia è un mezzo eccezionale per appagare la propria curiosità, il proprio desiderio di testimoniare, di creare. Tuttavia ciò che spesso ha l’ambizione di essere uno strumento per mostrare tutto di un soggetto, si rivela in realtà come un disvelatore di segreti, di elementi apparentemente nascosti in ciò che si presenta ai nostri occhi con evidenza. È la capacità formidabile e delicatissima della fotografia. In qualunque immagine si possono raccontare non uno ma migliaia di mondi, semplicemente perché migliaia sono i mondi che costituiscono ogni istante della nostra vita. Quell’immagine quindi esiste in modo diverso, non solo per ogni fotografo ma all’interno della stessa persona, secondo la sua capacità percettiva del momento. Questo è una sorta di battito vitale che il fotografo, testimone di ciò che osserva, trasmette sempre a coloro che osservano le sue immagini. La macchina fotografica può dunque essere un eccezionale strumento per sviluppare un altro tipo di occhio, un occhio interiore che ci aiuti a vedere nell’ambiente le stesse molteplici realtà che costituiscono la vita di ciascuno di noi per giungere ogni tanto a quell’istante decisivo di cui parla Cartier-Bresson: la capacità di percepire in una frazione di secondo, in uno schioccare di dita, che esiste una realtà più profonda di quella che ci appare e che inevitabilmente ci somiglia e al tempo stesso è fondamentalmente la decisione che in quell’istante avvenga qualcosa di inaspettato che sveli questa verità. Ciò non significa che bisogna temere le proprie emozioni o considerarle estranee alla storia che si racconta. Tomasz Tomaszewski, conosciuto ad un corso di fotografia in Toscana e fotografo del National Geogaphic, caro amico nonché mio maestro, mi ha insegnato che le emozioni forti anche se negative aiutano a realizzare immagini forti. Le foto migliori vengono dalla sofferenza non necessariamente nella realtà che ci circonda ma, del fotografo stesso, dal suo disagio nel raccontare. L’essenza di un’immagine significativa, ciò che finisce con il colpire l’osservatore, è il “battito vitale” del fotografo stesso; l’obiettivo è il mezzo attraverso il quale dare forma e trasmettere queste pulsazioni. Io ritengo che siano interessanti solo le fotografie che comunichino questa energia. La capacità di trasformare le proprie emozioni in creatività ci porta a realizzare fotografie intensissime. È necessario entrare nelle situazioni, creare un legame con i soggetti che si riprendono, mostrare un vero interesse verso di loro, per sentire la loro vita, per trovare degli elementi che possano rendere una storia semplice e allo stesso tempo complessa, sofisticata. L’aggressività o il nascondersi dietro una lunga focale, spesso allontanano dalla gente. Più sincerità si riesce a infondere in un lavoro più le immagini saranno intime, emozionanti. Spesso il fotografo, seppure abilissimo e di grande talento, fotografa solo per se stesso, per appagare il proprio senso estetico, il proprio ego. Il mio obiettivo è quello di usare questo mestiere per conoscermi e per conoscere la realtà che mi circonda e dal momento che quest’ultima è anche lo specchio della mia interiorità, per conoscere meglio me stesso. E in questo processo non esiste limite, né tecnico, né visivo o interpretativo. (Massimo Mastrorillo) (Luigi GHIRRI dal libro “il profilo delle nuvole” testi a cura di Gianni Celati)

“… che bizzarra creatura è mai l’uomo, capace di rendere fastidioso e pericoloso a se stesso ciò che potrebbe godere con sicurezza in buona compagnia, per il solo capriccio di volersi appropriare a sua guisa del mondo e dei suoi contenuti.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… La tragedia … E’ lo spettacolo fatto apposta per questo popolo (gli italiani), che cerca la commozione nelle forme più crude e non partecipa intimamente, teneramente, alla sorte dell’infelice, ma gusta solo il bell’eloquio dell’eroe: poiché tengono molto ai bei discorsi, ma poi vogliono ridere e ascoltare insulsaggini.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… Osservando sul luogo le magnifiche costruzioni che quell’uomo (Palladio) creò, e vedendole lordate dai bassi e triviali bisogni degli uomini, ………. e come questi stupendi monumenti di un elevato spirito umano mal si adattino alla vita comune, non si può non pensare che lo stesso avviene per ogni cosa; poca gratitudine si ottiene infatti dagli uomini quando si cerca di innalzare le loro intime esigenze, di dar loro una grande idea di se stessi, di farli capaci della bellezza autentica e nobile. Ma se la si dà a intendere ai merlotti, se li si incanta con le frottole perché possano tirare avanti giorno per giorno, se insomma li si peggiora, allora si è ben accetti; e perciò la nuova epoca di tante scipitaggini………….. dico solo che gli uomini sono così. e che non c’è da meravigliarsi se tutto va come va.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… Il venir sempre a contatto con nuova gente mi permette di raggiungere pienamente il mio scopo: per avere un’idea viva dell’intero paese, è necessario ascoltare i discorsi che fanno tra loro. E’ incredibile come nessuno vada d’accordo con l’altro; le rivalità provinciali e cittadine sono accesissime, come pure la reciproca intolleranza; i ceti sociali non fanno che litigare, e tutto ciò con una passionalità così acuta e così immediata che, si può dire, da mane a sera recitano la commedia e fanno mostra di sé.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… Sono già qui da sette giorni, e a poco a poco si precisa nel mio animo un’idea generale di questa città. Ma, confessiamolo, è una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica; eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano, l’una e l’altro, la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma. Quando si considera un’esistenza simile, vecchia di duemila anni e più, trasformata dall’avvicendarsi dei tempi in modi così molteplici e così radicali, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono ancora nel popolo tracce dell’antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino; tanto che da principio è difficile all’osservatore discernere come Roma succeda a Roma; e non già soltanto la Roma nuova all’antica, ma ancora le varie epoche dell’antica e della nuova sovrapposte l’una all’altra… E da quet’immensità emana su noi un senso di pace mentre corriamo da un capo all’altro di Roma, per conoscerne i massimi monumenti. In altri luoghi bisogna andar a cercare le cose importanti: qui se n’è schiacciati, riempiti a sazietà. Si cammini o ci si fermi, ecco che appaiono panorami d’ogni specie e genere, palazzi e ruderi, giardini e sterpaie, vasti orizzonti e strettooie, casupole, stale, archi trionfali e colonne, spesso così fittamente ammucchiati da poterli disegnare su un foglio. Per descriverlo ci vorrebbero mille bulini; a che può servire una sola penna? E la sera si è stanchi e spossati dal tanto vedere e ammirare. Vogliano perdonarmi gli amici se in avvenire mi troveranno parco di parole; quando si viaggia, si afferra di passata quel che si può, ogni giorno porta qualcosa di nuovo, e si va in fretta anche nel ripensare e nel giudicare ciò che si è visto. Ma qui si entra in una scuola davvero grande, dove un sol giorno parla di tante cose, che di parlare di quel giorno non basta l’animo. In verità, chi si fermi qui per anni farebbe bene a osservare un silenzio pitagorico.”  (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… Quest’Italia, tanto favorita dalla natura, è rimasta estremamente indietro rispetto agli altri paesi per tutto ciò ch’è meccanica e tecnica, sulle quali senza dubbio si fonda ogni progresso verso un’esistenza più comoda e più sciolta. … e lo stesso si dica per le case dove abitano e per tutto il resto. Se si vuole ancora vedere realizzata la primitiva idea poetica degli uomini che, vivendo per lo più all’aria aperta, solo talvolta erano costretti dalla necessità a cercar ricovero nelle caverne, non si ha che da entrare nelle case qui attorno, segnatamente in quelle di campagna; delle caverne esse conservano il senso e perfino il gusto. Quest’incredibile incuria della gente è dovuta al timore che i pensieri la facciano invecchiare. Con inaudita leggerezza trascurano di prepararsi all’inverno, alle lunghe notti, ragion per cui soffrono come cani una buona parte dell’anno. Qui a Foligno, in una casa dall’andamento assolutamente omerico, dove tutti siedono in uno stanzone attorno al fuoco acceso sul nudo terreno, e gridando e schiamazzando intorno a una lunga tavola come nei quadri delle nozze di Cana, colgo a volo l’occasione di scrivere queste righe, perché un tale – cosa a cui non avrei mai pensato in simili circostanze – ha mandato a cercare un calamaio; ma basterà questo foglio a darvi l’idea del freddo e della scomodità del tavolo su cui scrivo. Ora m’accorgo di quanto sia temerario avventurarsi senza compagni e impreparati in questo paese. La diversità del danaro, i vetturini, i prezzi, le cattive locande sono un tormento giornaliero, a tal punto che, chi come me, viaggi da solo per la prima volta cercando e sperando un godimento incessante, non può che sentirsi molto oppresso.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

“… Troppo era maturata in me la sete di vedere questo paese; adesso che è appagata, patria e amici tornano a essermi profondamente cari, e desiderabile il ritorno; tanto più desiderabile, in quanto sento con certezza che non riporterò meco tanti tesori per mio esclusivo uso e possesso, ma perché servano di guida e di sprone a me e agli altri per tutta la vita.” (Wolfang GOETHE da “Viaggio in Italia” - 1786)

La fotografia ha subito molti e profondi cambiamenti negli ultimi anni rispetto a quando è nata, più di un secolo fa. Si tratta di un processo continuo, che subisce un’accelerazione costante verso nuove forme che è ancora impossibile definire e prevedere. Credo che il cammino per diventare fotografo oggi, o per restare tale, debba portare a trovare l’essenza del mezzo stesso e dell’essere fotografo. La ricerca di come esprimere in termini pubblici un’esperienza personale – sia questo un evento, una persona, una cosa. Ci sono molte strade per raggiungere questo obiettivo – attraverso la tecnica, le questioni di percezione, il riconoscimento e la comprensione ‘sottile’. Insegnare queste cose in un senso classico del termine è impossibile – che siano reali o meno. Ma possono e devono essere nutrite, sviluppate, esercitate e disciplinate. È solo quando ci si avvicina ai computer e alla loro realizzazione, come alla miriade di altri componenti della moderna tecnologia, con il desiderio di guardare oltre la descrizione della superficie fotografica, che le cose interessanti cominciano ad accadere. Si scopre un ordine su scala fisica abbastanza difforme da quanto si trova nel mondo “reale” si possono trovare paralleli tra le (puramente funzionali) forme di oggetti modernamente esoterici come un microinterruttore e una scultura contemporanea; si comincia a realizzare che di fronte alla macchina fotografica, per quanto misterioso e impenetrabile sia un oggetto, o il processo attraverso cui viene realizzato, mantiene sempre una relazione familiare con altri aspetti della creazione umana e una conseguente impronta di imperfezione. (Erich HARTMANN)

Essere lì: questa è la maledizione e la forza del mezzo di comunicazione fotografica. Un cronista può scrivere i suoi pezzi stando dietro le linee, a distanza di sicurezza, raccogliendo informazioni di seconda mano o addirittura consultando un archivio. Un fotografo, invece, non ha scelta: non può far foto da dietro una scrivania; deve essere proprio lì dove le cose succedono. E tutto questo richiede un carattere speciale. I buoni fotografi raramente sono dei corporativi. A volte sono dei rompiscatole, e spesso degli emotivi. Molti hanno precise idee politiche, hanno un debole per gli oppressi, sono progressisti, e questo perché ogni giorno il loro lavoro li porta dall’altra parte della barricata, tra la miseria, la sofferenza, i soprusi o semplicemente, tra la gente comune. La fotografia è un lavoro pesante, perché piova o splenda il sole, faccia caldo o freddo, devi portati appresso chili di attrezzatura, e a volte devi star lì fermo, agli angoli delle strade: insomma, un’attività certamente non aristocratica. Il fotogiornalismo consiste semplicemente nell’essere curiosi, uscire e vedere quel che succede. Dopo aver fotografato per un po’, magari approfondisci con le letture il soggetto su cui stai lavorando e allora ti rendi conto di quante cose hai perso. Ma all’inizio, è molto utile essere ingenui, naif e, semplicemente, andare. Io amo molto quella sensazione del primo giorno, quando ti trovi in un Paese dove non sei mai stato prima, esci dal tuo albergo e cominci a guidare tra le montagne. È un momento di scoperta ed è molto esaltante. Sei curioso e non hai idea di quel che può accadere. Il fotogiornalismo è come realizzare un film. Ragioni in termini di velocità e movimento da un piano a un campo lungo su un paesaggio per poi staccare di nuovo su un piano ravvicinato. Se lavori a colori, ragioni su come utilizzare il colore e così se hai già un paio di scatti di paesaggi molto verdi, cercherai qualcosa di rosso. Puoi giocare con visioni, sensazioni ed emozioni diverse. Non è che funzioni sempre. A volte torno a casa e il risultato finale è l’opposto di quel che pensavo di ottenere. (Thomas HOEPKER)

“Mi piace pensare che quando un lavoro fotografico è buono diventa come una raccolta di poesie, ognuna in sé perfetta e tutte, colletivamente, a formare l’importante descrizione del mondo e di come il fotografo lo vede.”

“Cercando fotografie da scattare, sono giunto alla conclusione che le migliori sono come delle sorprese, immagini che inconsciamente cerco, ma che non riconosco fino a quando, all’improvviso, non mi appaiono. Si tratta allora di momenti avvincenti, rari all’interno di un genere che può essere frustrante e imprevedibile allo stesso tempo, con le foto spesso rovinate da inezie come una nuvola ribelle che copre il sole o uno sguardo passeggero del soggetto verso la macchina fotografica.” (Costa MANOS)

Per me la fotografia migliore è quella in cui ciò che più t’interessa, a livello subliminale, è in qualche modo quel che fotografi. Non necessariamente deve trattarsi di una grande situazione di guerra o di gente armata o morta; non è indispensabile fotografare eventi. La cosa più importante è cercare di essere in sintonia con le stesse emozioni. Io ho una regola: per quanto possibile, cercare di evitare gli altri fotografi. Se vedo un nugolo di fotografi, normalmente cammino nella direzione opposta. Cerco di trovare un posto dove poter scattare una foto che sia unica. Per ogni fotografia realizzata, penso che la cosa più importante sia svegliarsi al mattino, aver voglia di scendere dal letto e prendere il proprio apparecchio fotografico per uscire a scattare. La firma, lo stile o le sensazioni delle foto non sono in sé dei motivi sufficienti. (Peter MARLOW)

“Passo un sacco di tempo a guardare facce e facce e le facce sembrano raccontarmi una storia. Quando su un volto è scavata qualcosa dell’esperienza di vita, so che la foto che sto scattando rappresenta molto di più del semplice momento. So che qui c’è una storia.” (Steve MC CURRY)

“Ritengo che i fotografi debbono uscire dagli schemi e non dirvi ciò che già sapete. Non ci vuole una grande capacità o magia per riprodurre il volto di qualcuno in una fotografia. La magia sta nel vedere le persone in modi nuovi”. (Duane MICHALS)

"La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi: creano però i più belli sforzi dell'anima. Ogni ostacolo sormontato segna un accrescimento della nostra volontà, produce il rinnovamento necessario e progressivo della nostra aspirazione. [...]. L'uomo che dalla sua energia non sa continuamente sprigionare nuovi desideri e quasi nuovi individui destinati per affermarsi sempre a abbattere tutto quel che è di vecchio e di putrido restato, non è un uomo, è un borghese, uno speziale, quel che vuoi". (Amedeo MODIGLIANI, Lettera a Oscar Ghiglia, Venezia, 1905)

Lentamente…

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’orrore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (Pablo NERUDA)

“Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita” (Pier Paolo PASOLINI, La Rabbia, 1962)

“36 fotogrammi soddisfacenti su un rullo significano che un fotografo non sta tentando niente di nuovo”. (Freeman PATTERSON)

“Occorre testimoniare: è il solo modo di sfuggire alla schizzofrenia della nostra epoca”. (Gilles PERESS)

“Con la maturità si acquisisce una propria visione, un’intensità e una disciplina. Come fotografo, bisogna sviluppare una visione che catturi l’essenza di quel che si sta scattando e questo avviene con gli anni e l’esperienza passando da fotografie ‘ordinarie’ fino a comporre qualcosa di diverso, in grado di far comprendere il ‘tutto’. Si dice che una buona foto valga mille parole. Io sono giunto a pensare che mille parole possono creare una grande confusione. Perchè non pensare al silenzio – un momento nello spazio che non sia negoziabile e che possa restituire pace e silenzio.” (Raghu RAI)

“Abbiamo dimenticato il sapore dolce e comune della vita? Fotografare significa gustare intensamente ogni centesimo di secondo della vita, anche quando ha un sapore amaro. E se il gusto della vita decresce le fotografie impallidiscono”. (Marc RIBOUD)

“La fotografia può mostrare quello che gli altri non vedono, che non sanno vedere, quello che sta dietro un muro, qualunque cosa sia”. (Marc RIBOUD)

Mio caro Jonathan,
ho appena ricevuto la tua interessante, lettera ti ringrazio per avermi inviato alcune copie delle tue prime fotografie. Mi è piaciuta specialmente quella e hai fatto a Stonehenge in cui hai ripreso, invece delle pietre stesse, la loro ombra sul suolo. Alquanto difficile rispondere alle domande che mi poni ma farò del mio meglio e se non comprenderai subito, ciò accadrà un poco più tardi. La tua prima domanda è senz’altro la principale e credo che rispondendo ad essa lo faccia anche per tutte le altre, chiedi: – Che cosa devo fare per diventare un fotografo come te? -. Se tu non avessi aggiunto quel “come te” in fondo alla frase, la risposta sarebbe stata per me molto più semplice. Come si può spiegare qualcosa di non tecnico, di non tangibile e che viene da dentro? In realtà, avevo comprato un libro, scritto per fotografi principianti, che avrei voluto donarti per il tuo compleanno. Nella prima pagina dice che la luce viaggia a una velocità di 186 miglia al secondo e nell’ultima pagina dice che un’altra parte l’apparecchio non ancora analizzata è il mirino, si, poiché vuoi diventare un fotografo come me, non ti regalerò questo libro per il tuo compleanno, non lo condivido affatto. Non potrei preoccuparmi se non del fatto che la luce viaggi a 186 miglia secondo o all’ora o al giorno. E’ davvero irrilevante. Ma invece sono convinto che il non ancora analizzato mirino è tutto ciò che c’è d’importante. Naturalmente, quando si è davvero all’inizio, bisogna imparare qualche regoletta tecnica. Lo devi fare, se vorrai esprimerti esteticamente attraverso mezzi strumenti puramente meccanici (il fuoco, diaframma, la velocità etc. etc. Ma questi dovranno diventare in fretta dei riflessi condizionati e poi dimenticati. Essi dovranno diventare per te istintivi come l’aprire la bocca per mordere una mela. Poi una volta stabilito questo automatismo, potrai concentrarti su quello che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che tu stabilisci il legame tra la realtà e la tua interpretazione di essa. Ricordalo. Qualunque cosa tu vedi sul vetro smerigliato della tua Rolleiflex è realtà. La fotografia è ciò che tu fai di essa. Ciò che vedi nel tuo mirino può essere brutto. Il tuo cuore può resistere appena all’orrore di ciò che vedi o i tuoi occhi annebbiarsi per la pietà o per la vergogna. Ma è tutta realtà e tu devi sapere che cosa farne. Credo che nessuno saprebbe consigliarti come imparare ad usare la realtà, tranne dicendoti di essere sempre onesto verso te stesso, ma ciò è piuttosto vago. Certamente non puoi interpretare ciò che vedi nel tuo mirino e farne una buona fotografia, senza averlo prima compreso. Devi riuscire a provare una certa affinità con ciò che stai fotografando; devi essere una parte di esso e nello stesso tempo restarne sufficientemente distaccato per poterlo vedere obiettivamente. Come guardare uno spettacolo dal mezzo del pubblico ma subito partecipandovi col cuore. Sfortunatamente non c’è nessuna formula per questo tipo di «partecipazione». E’ qualcosa che viene dall’interno. Ma puoi esercitarti in questa direzione. Dipende molto dalla tua propria personale conoscenza del mondo e dalla tua abilità a percepire ed, accettare come l’altra gente ci vive. Non andresti mai molto lontano volando in jet a destra e a sinistra, tenendo un costoso apparecchio appeso al collo come un rosario, e pretendendo che il mondo non si muova intanto che tu cerchi qualche elusiva verità. Ma monta piuttosto su una vecchia auto che sia garantita per rompersi ogni qualche centinaia di chilometri e guarda come va a finire. Qualcuno ha detto che maggiori saranno le tue difficoltà, migliore sarai tu stesso. Hai mai osservato un camaleonte? è una specie di lucertola che cambia i suoi colori accordandoli a quelli dell’ambiente: è verde nell’erba, marrone su un tronco, rosso pallido sulla latente. E’ un metodo molto utile che potresti cercare di imitare. Non intendo che dovresti diventare color caffè nel Illatapam o completamente nero nel Bangassu, voglio dire che dovresti trovare quella certa attitudine per non apparire bianco in nessuno dei due posti. Ogni nazione, razza o tribù ha la sua morale, il suo orgoglio e la sua dignità, le sue regole e le sue abitudini e molto differenti le une dalle altre. E tu devi accettare queste cose e più le conosci e meglio è. Sviluppa il tuo metodo di camaleonte fino a saperti mescolare in tutti gli ambienti e sentirti veramente a casa tua sia nella capanna di un beduino che a palazzo reale. Impara le lingue, non solo quelle europee, ma arabo, swahili, urdù; ricordati di non avere mai fretta ad Est di Suez o tutti rideranno di te. Impara a mangiare con le bacchette o con le dita, senza, per amore di Allah, usare la mano sinistra. E ovunque ti trovi, evita i trucchi. Una buona fotografia è basata sulla verità e sull’integrità. Il trucco è solo un mezzo da poveri uomini per giustificare la loro mancanza di talento, la loro incapacità ci comporre una foto senza artifici. Fa che la composizione della tua immagine sia onesta, pura, forte e ben definita. E una questione di disegno e meno complicato esso è, più piacevole risulterà all’occhio. E credo che questo sia tutto ciò che posso dirti al momento. E’ così che io la vedo e la penso e non dico di avere necessariamente ragione. Ma rifletti su tutto ciò e non avere troppa fretta. Mi ci sono voluti più di trent’anni per comprendere e chiarirmi le cose; non mi aspetto che tu le digerisca in una mezz’ora. Ma, per cortesia, non scrivermi la settimana prossima dicendomi che ciò che veramente vuoi fare, terminata la scuola, è il pilota di cacciabombardiere.
Tuo affezionatissimo padre (George RODGER)

“Fotografare è una maniera di vivere. Ma Importante è la vita non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia”. (Ferdinando SCIANNA)

“Non pretendo – non lo pretendo più – di cambiare il mondo con le fotografie. Mi ostino a credere, però, che le cattive fotografie lo peggiorano”. (Ferdinando SCIANNA)

“Quando sei stato nel mondo della fotografia abbastanza a lungo, vedi l’importanza di ogni cosa….. Tu esci e ne rimani segnato…. Semplicemente scegli, scegli di continuo il modo in cui lavorare. Il puro atto di fotografare consiste nello scegliere. Intanto diventi un abile affabulatore. Ti ripeti continuamente: mi sto muovendo nel modo giusto perché se scatto una fotografia qui e poi la mostro lì, queste persone potranno ricevere un aiuto”. (Marilyn SILVERSTONE)

“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?” (William Eugen SMITH)

“Quelli di noi che conoscono il piacere dell’inquadratura sanno che il nostro scopo è di opporci al caos. Cerchiamo di organizzare le cose. Ci preoccupa l’ordine per scoprire dov’è l’armonia”. (Dennis STOCK)

“Per me il bianco e nero possiede una personale latitudine, uno spazio in cui il fotografo si può muovere. La fotografia ha molti punti di contatto con la poesia. Il bianco e nero è minimalista, come la poesia è letteratura cui è stata strizzata via tutta l’acqua.” (Larry TOWELL)

“Studiare le regole della composizione prima di fare una foto è come studiare le leggi della gravità prima di uscire a fare una passeggiata.” (Edward WESTON)

Alcuni fotografi si accontentano del potere della fotografia. Ma a me non basta. Io voglio dire delle cose attraverso le immagini, ma anche portare dentro quel che in genere resta al di fuori dei contorni di un’immagine, introdurre quel che non ho saputo come fotografare. La fotografia non può dire tutto. Io voglio parlare intorno alla fotografia ma, paradossalmente, quel che mi piace è il silenzio della fotografia. Credo che la forza della fotografia risieda spesso nella sfera del non detto – quel che non puoi dire con le parole o mostrare con i segni. (Patrick ZACHMANN)

Da “Cittadini anonimi” di Luigi Malerba “La Repubblica”
C’è qualche disordine sotto il cielo e io sono certo che un notevole contributo a questo disordine proviene da quella che enfaticamente è stata definita come «civiltà dell’immagine». Cinema, Televisione, Fotografia. Il cinema e la televisione scompaiono appena si spegne la luce del grande o del piccolo schermo, ma la fotografia permane sotto il nostro sguardo fino a quando non decidiamo di sottrarci alla sua inesorabile fascinazione. Per questo ogni autore di fotografia che propone una serie delle proprie opere mi induce a una certa pretesa perché non si tratta di una finzione, ma di immagini solide di quella volatile essenza che siamo soliti definire come realtà. La fotografia riesce nel miracolo di fissarla per noi in immagini di concretezza: una grande e rischiosa responsabilità……….
Che la fotografia sia strumento di indagine autonomo e capace di sorprendenti intuizioni e profondità ce l’hanno insegnato i grandi maestri che nel Novecento hanno nobilitato con la loro opera l’arte fotografica. …riconosco che l’immagine fotografica si presta sempre a una lettura immediata e significativa senza necessità di un codice come pretende l’antica e nobile arte della scrittura.